Chi sono

Mi chiamo Antonio Cipriani e sono un docente di marketing e scienza d’impresa, ma soprattutto sono un grande appassionato di calcio.

Sin da bambino ero un attento osservatore dei fenomeni calcistici e delle dinamiche legate al calciomercato. Dopo aver ultimato il percorso di studi universitari non ho mai realmente provato a perseguire l’obiettivo di lavorare nel mondo del calcio, dedicandomi prima all’azienda di famiglia e poi all’insegnamento e alla consulenza.

Negli ultimi anni, l’incontro con un vecchio amico divenuto Agente Fifa, ha riacceso il desiderio di provare ad affacciarmi in questo settore. Con lui ho cercato di contribuire soprattutto da un punto di vista “aziendale”, cercando di infordergli alcune delle conoscenze di gestione e marketing che avevo appreso e applicato. Ma allo stesso tempo ho iniziato a intraprendere attività “di campo”, seguendo molte partite dei campionati giovanili e dilettantistici. Soprattutto nelle serie minori ho notato valori che non mi aspettavo e che ho deciso di approfondire nella ricerca che ho pubblicato.

Nel 2014 avevo già abbozzato un lavoro di analisi relativa alla presenza di ex dilettanti in Serie A, che è stata richiamata dalla pagina Facebook della Lega Nazionale Dilettanti. Ma non avevo ancora soddisfatto la mia curiosità, così ho deciso di approfondire il tema relativo al contributo del calcio dilettantistico al sistema professionistico.

Purtroppo il nostro calcio, che negli anni ’90 rappresentava il top a livello internazionale, oggi sembra vivere ai margini dei principali campionati europei. In Serie A, ormai la presenza di calciatori stranieri ha preso abbondantemente il sopravvento e, dove prima importavamo calciatori che innalzavano il nostro livello medio, ora questi calciatori non fanno più la differenza. E allora perché non preferire chi viene dai campionati minori? Questo permetterebbe di non disperdere risorse economiche al di fuori del nostro paese e di valorizzare calciatori che potrebbero costituire alternative anche per le selezioni nazionali, ormai incapaci di un valido ricambio generazionale.

Nella ricerca che ho effettuato, ma in generale in quello che leggerete sul blog, non ho l’ambizione di proporre soluzioni ma semplicemente la voglia di raccontare, principalmente attraverso i numeri, quello che è il legame tra dilettanti e professionisti.