IL PERUGIA DI GAUCCI: UNA NOSTALGICA STORIA DI CORAGGIO E COMPETENZA

Non possiamo negare che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei Duemila una delle squadre che maggiormente fece parlare di sé fu il Perugia di Luciano Gaucci. Quello che può essere considerato come un vero e proprio laboratorio calcistico doveva le sue fortune alla capacità dei suoi dirigenti di individuare talenti nei campionati esteri meno conosciuti e nelle categorie inferiori italiane.

L’avventura in Serie A iniziò nel 1998-1999 con Castagner allenatore, poi sostituito a poche giornate dalla fine dal compianto Vujadin Boskov. Tra i calciatori arrivati a rinforzare la rosa dei Grifoni in quella stagione, come non ricordare Hidetoshi Nakata, che fu poi venduto alla Roma per 60 miliardi delle vecchie lire. Altro giocatore che ricordiamo con grande piacere è Christian Bucchi, attaccante romano che fu acquistato dal Settempeda, squadra di Eccellenza marchigiana e che alla terza giornata di campionato aveva già segnato la sua prima rete tra i professionisti. In quella squadra, di calciatori che avevano cominciato la propria carriera tra i dilettanti ce n’erano diversi, basti pensare a Salvatore Matrecano, lanciato da Zeman a Foggia, o a Salvatore Monaco.

La successiva stagione, sotto la guida di Carlo Mazzone, torna a Perugia Marco Materazzi, che già era un calciatore conosciuto in quel periodo, ma che a 18 anni giocava in Promozione con il Tor di Quinto.

E’ forse dalla stagione 2000-2001 che si afferma la storia del Perugia come squadra rivelazione del nostro calcio. Ad allenarla arriva un emergente Serse Cosmi che fino ad allora aveva passato più stagioni tra i dilettanti che nei professionisti. Arriva da Arezzo, squadra che aveva preso in Serie D portandola fino alla C1. Diversi furono i calciatori che in quella stagione furono prelevati dalle categorie inferiori. Si passa da Liverani e Di Loreto che arrivavano dalla Viterbese in C1, a Mirko Pieri, terzino sinistro che fu acquistato dal Grosseto in Serie D. Alcuni, come il portiere Tardioli e lo stesso Di Loreto erano già stati allenati da Cosmi ad Arezzo.

L’estate del 2001 fu quella dell’arrivo di Fabio Grosso, preso a parametro zero dal Chieti in C2, dove giocava già da diverse stagioni dopo aver iniziato la sua carriera nel Renato Curi in Eccellenza. E’ il secondo campione del mondo lanciato dal Perugia di quegli anni dopo Marco Materazzi. Altra acquisizione rivelatasi poi importante per le sorti del club, fu quella di Fabio Bazzani, attaccante cresciuto nel Boca San Lazzaro, squadra dilettantistica emiliana, che il Perugia prelevò dal Venezia. Anche lui aveva già lavorato con Cosmi ad Arezzo, segnando 20 gol in 31 partite nella stagione 1999-2000.

Il Perugia di quegli anni non solo riuscì a centrare la salvezza con una certa tranquillità ma partecipò per quattro volte alla Coppa Intertoto (vincendola nella sua ultima partecipazione), riuscendo a qualificarsi in Coppa Uefa nella stagione 2003-2004, la quale terminò con una sofferta retrocessione in Serie B.

Il ricordo di quella squadra, per chi ama questo sport, non può non scatenare grande simpatia e ammirazione. Il suo vulcanico presidente era un protagonista assoluto di quegli anni, prendeva decisioni coraggiose e sapeva scegliere i suoi dirigenti, che con grande competenza e creatività riuscivano sempre a tirare fuori dal cilindro nuovi giocatori, cercandoli dove molti non avevano la capacità e il coraggio di andare. Anche la scelta di Serse Cosmi si rivelò azzeccata; il mister si dimostrò capace, folcloristico al punto giusto (memorabile l’imitazione di Maurizio Crozza) e totalmente in linea con quelle che erano le caratteristiche tecniche e comunicative di quel Perugia.

Certamente io posso parlare solo per me, ma non nego che ho un po’ nostalgia di quel Perugia, che riusciva a sopravvivere in un calcio dove già esistevano le superpotenze – le famose sette sorelle – e avrei voglia di rivedere un club di Serie A che sopperisce alla mancanza di risorse con le idee. A questo punto mi chiedo: cos’è che manca oggi? La competenza? Le risorse? Il coraggio? Qualcuno oggi darebbe una possibilità in Serie A a calciatori che nella migliore delle ipotesi giocavano in Serie C? La risposta la sapete già.

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