ALLA RICERCA DEL SACRO VARDY (ITALIANO)

Quello che è successo poco meno di un anno fa in Inghilterra, con il Leicester campione e Jamie Vardy calciatore simbolo del campionato più ricco del mondo, aveva tutti i connotati della favola moderna. C’era il sogno, il sacrificio, la rivincita. Vardy sembrava Rocky Balboa e Mister Ranieri il coach Mickey.

Ma aldilà degli aspetti romantici e, probabilmente irripetibili, dell’evento, questo rappresentava anche uno schiaffo al calcio dei fatturati, dove gli allenatori in conferenza stampa passano più tempo a parlare di costi e ricavi che di schemi e possesso palla.

Se volessimo veramente provare a estrarre un messaggio dalla vittoria del Leicester è che nello sport nulla è mai, veramente, scontato. Questo non vuol dire che una squadra di scarponi può tranquillamente competere per vincere la Serie A o la Bundesliga ma, se non fossero bastate le due finali di Champions dell’Atletico di Madrid, che in campo ci vanno i calciatori, gli uomini e non i commercialisti.

Da un punto di vista più “di campo” l’exploit di Jamie Vardy ha probabilmente confermato come anche tra i dilettanti ci siano molti calciatori interessanti e meritevoli di categorie migliori. Spostando l’attenzione sul calcio italiano, dove il 60% dei calciatori di Serie A sono stranieri, pensare di iniziare a scommettere un po’ di più su chi viene dalle categorie minori non sarebbe sbagliato, non fosse altro perché si farebbe in modo di non disperdere risorse economiche verso l’estero.

Ho la percezione che negli ultimissimi tempi anche da noi si stia iniziando a guardare con più serietà e considerazione ai nostri giovani. L’Atalanta ne ha sempre fatto una risorsa inestimabile, anche se punta principalmente sui prodotti del suo settore giovanile; il Sassuolo sta diventando una società modello nel rastrellare i migliori giovani dalle categorie inferiori. In B il Carpi, sempre su questa linea, adotta una strategia particolarmente mirata, andando a puntare su ragazzi che giocano in Serie D, in alcuni casi in Eccellenza (Micheal De Marchi ndr), buttandoli nella mischia e cercando di ottenere vantaggi di campo e di bilancio. Kevin Lasagna è stato l’”esperimento” più riuscito. Il Carpi lo ha preso dall’Este in Serie D e dopo tre stagioni lo ha venduto all’Udinese per 4,5 milioni. Non male! Ma quello che non è male è il pensiero di fondo del Carpi, che non potendo usufruire del bacino d’utenza di una grande città fa, in un certo senso, delle categorie dilettantistiche il proprio vivaio. Un paio di anni fa già parlavo, attraverso i numeri, di questo. Riferendomi alla stagione 2014/2015 avevo stilato una classifica dei settori giovanili da cui provenivano i calciatori italiani della massima serie e avevo inserito un “ intruso” rappresentato dai campionati dilettantistici. Quello che è emerso è che al primo posto della classifica c’era la solita Atalanta ma, con lo stesso numero di calciatori, udite udite, c’era l’intruso, cioè i campionati della LND.

In maniera anche un po’ ruffiana ho etichettato con il nome “Effetto Vardy” questo fenomeno di salita dai dilettanti fino al professionismo, proprio in onore del suo più illustre rappresentante. L’Effetto Vardy in Italia, come già accennato, ha diversi esponenti di rilievo. Tra i calciatori della nostra serie A che sono partiti dalle categorie inferiori come non citare Andrea Barzagli, difensore che ha vinto un mondiale, un campionato tedesco e che sta dominando in Italia con la maglia bianconera. Riferendoci invece agli attaccanti, qualche “Vardy” lo abbiamo avuto e lo abbiamo anche noi. Mi viene da pensare a Dario Hubner, a Riccardo Zampagna, a Christian Riganò. Tutta gente che lavorava (nel vero senso della parola) e che faceva del calcio un passatempo e una seconda fonte di reddito e che poi è arrivata dove è arrivata. Oggi come oggi, mi piace ricordare il passato tra i dilettanti di Leonardo Pavoletti, che ormai è in uno dei top club italiani. Kevin Lasagna la prossima stagione sarà protagonista in A con la maglia dell’Udinese e il Carpi ha già trovato il sostituto: Cristian Carletti, che nel giro di 12 mesi è riuscito a passare addirittura dalla Terza Categoria alla Serie B.

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